Niente è cambiato, lo sai
il campanello scheggiato
il triciclo in cascina
il noce dietro casa
il rosmarino sul muro
e sento ancora il tuo tintinnare, mamma
con l’ombra minuta del babbo
che nasconde le sigarette
in quella zattera nera nei polmoni
nell’ultimo pendolare lamento
sotto un lenzuolo di terra
Vedo pezzi di giorni caduti dalle fronde
e lunghe ombre di pozzi, mamma
in queste tue mani narranti
che spengono le fiamme agli angeli
e ora ti prendo io sulle ginocchia
mentre ti sussurro il respiro dei ricordi
di colori intrappolati in un bacio
di legna nel camino
di sfoglie gialle distese sul tavolo
di castagne sulla stufa
e quelle lettere d’inchiostro celeste
tra due linee parallele sul quaderno
che abbiamo scritto insieme
con la mia mano che tremava
Ora che il tempo
ha tolto i ruotini alla mia giovinezza
hai lo sguardo di una foglia d’autunno
in attesa su un ramo
e mi guardi come si scruta uno sconosciuto
in mezzo a questo prato di anime perse
con il crocifisso sulle labbra
e i fiori scivolati dalla vestaglia
mentre fai un cenno muto
indichi la forma delle nuvole
disegni pensieri sul vetro
con la punta di un dito
e attendi un altro crepuscolo
lasciandoti scivolare una lacrima sul viso
probabilmente per uno spiffero
Vorrei che tu fossi un orologio, mamma
così da riparati
come ne vedo tanti rotti ai mercatini
con le lancette ritte come fulmini
che leccano il sangue del tempo
e mi dicono che a volte
alcuni ancora sussurrano
se sai ascoltare bene
con gli occhi chiusi
e un sorriso fatto di fiori
posato sul cuore